giovedì 12 dicembre 2019

Forse è questo. La poesia uccide, prima di salvarci. Porta ad una scarnificazione che precede l'agnizione, me lo dicesti, ma non capii quanto lacerante fosse il distacco della pelle dalla carne e della carne dalle ossa, quanto tempo si impiega e riconoscersi poi in mille parti e ricomporre di nuovo un unicum che però non è uno, né due, ma molteplice, universale, tendente all'infinito, non più concreto, eppur tangibile.
nel mezzo, nel vuoto sospeso, nuda, in volo fra il rischio di cadere e la tenacia di restare sparisco lasciandomi andare al fluttuare del corpo che sa sopravvive, come non morire.



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